Gatti, condominio e colonie feline

Gatti, condominio e colonie feline

Come convivere pacificamente con i vicini e tutelare i nostri felini ‘urbani’

Talvolta i nostri animali sono fonte di liti e dissidi con il vicinato che si trasformano in vere e proprie guerre
quando il pomo della discordia è una colonia felina. Ma la legge cosa prevede al riguardo?

COLONIE FELINE

Per colonia felina “intendiamo un gruppo di gatti che si sono spontaneamente stanziati in un determinato
luogo” e quando questo luogo sono gli spazi comuni del condominio non tutti ne sono sempre contenti.
Nel nostro Paese vi sono diverse disposizioni normative sulla tutela dei gatti che vivono in libertà:
in primis la legge nazionale n.281\91 (legge prevenzione randagismo e tutela degli animali d’affezione), che
prevede “Il divieto, per chiunque, di maltrattare i gatti che vivono in libertà, che questi siano sterilizzati dall’autorità sanitaria competente e riammessi nel loro gruppo. I gatti in libertà possono essere soppressi soltanto se gravemente malati o incurabili. Gli enti e le associazioni protezioniste possono, d’intesa con le autorità sanitarie locali, avere in
gestione le colonie di gatti che vivono in libertà, assicurandone la cura della salute e le condizioni di sopravvivenza.”
Sulla base di questa legge quadro, quindi, viene riconosciuta la tutela dei gatti liberi nonché la relativa sterilizzazione, affinché si possa tenere sotto controllo il fenomeno del randagismo. Questa legge nazionale viene a sua volta applicata da ogni singola Regione mediante proprie disposizioni che disciplinano il fenomeno del randagismo e la relativa gestione delle colonie: per esempio in Toscana la legge regionale n. 59 del 2009 sulla
tutela degli animali, prevede, oltre a quanto citato sopra che “le colonie feline possono essere spostate dalla
zona abitualmente frequentata ad altra zona preventivamente individuata solo per gravi necessità delle colonie stesse. Lo spostamento è autorizzato dal sindaco, previo parere dell’azienda USLL competente e sentita l’associazione incaricata alla tutela e alla cura della colonia.”
Anche molti Regolamenti Comunali per il benessere degli animali disciplinano espressamente regole per la tutela della colonia felina prevedendo sanzioni pecuniarie in caso di violazione: la città di Roma, per esempio, dove sono presenti i famosi gatti romani, vero e proprio orgoglio per la Capitale, prevede “il riconoscimento dell’attività benemerita dei cittadini che come gattari/e si adoperano per la cura e il sostentamento dei gatti liberi e promuove
periodici corsi di informazione in collaborazione con il servizio veterinario USL competente per territorio e le associazioni di volontariato animalista.”

Anche la giurisprudenza si è espressa sul tema: un giudice milanese ha riconosciuto il diritto di stabilimento di una colonia felina anche all’interno di un condominio ritenendo che i gatti sono animali sociali che si muovono liberamente su un determinato territorio e, pur vivendo in libertà, sono stanziali e frequentano abitualmente lo stesso luogo pubblico o privato. Pertanto i felini che stazionano e/o vengono alimentati
nelle zone condominiali non possono essere allontanati o catturati per nessun motivo, a meno che non si tratti di interventi sanitari o di soccorso motivati. La sentenza conferma pertanto che non vi è distinzione di zona, sia essa pubblica o privata, per lo stanziamento di una colonia, sempre garantendo anche gli interessi degli abitanti. Su quest’ultimo punto si è espressa, infatti, la Corte di Appello di Roma, sezione civile, con sentenza del 2013, ritenendo
che attirare gatti randagi con ciotole di cibo può costituire molestia se i gatti, vagando per il  condominio, si introducono negli appartamenti e  relative pertinenze degli altri condomini limitandone il possesso: la questione era sorta per il posizionamento all’interno di garage di proprietà di alcune ciotole per somministrare cibo ai randagi. La Corte di Appello ha riconosciuto l’attività lecita ed etica nel dare da mangiare ai randagi, ma, contestualmente, anche il dovere di non violare il possesso altrui, prevedendo soluzioni alternative come, per esempio, il posizionamento di ciotole con il cibo lontano dalle case. È sempre doveroso garantire la pulizia e  il decoro dei luoghi, pubblici o privati, dove viene somministrato cibo ai randagi, per tutelare gli animali e rispettare le esigenze altrui.

E PER I GATTI DI PROPRIETÀ?

Per fortuna il Codice Civile prevede espressamente il divieto per un regolamento condominiale di escludere
il possesso o la detenzione animali domestici. È bene però prestare attenzione alle parti comuni: è bene non lasciare il gatto incustodito per evitare che possa (involontariamente) combinare qualche guaio
in una proprietà altrui. Su questo punto si è risolta positivamente una lite condominiale nella provincia bresciana, dove un condomino ha chiesto all’amministratore di sanzionare il vicino colpevole, a suo dire, di lasciar vagare, e defecare, il proprio gatto nel giardino condominiale. La questione è stata discussa in assemblea con vittoria del proprietario del felino per assenza totale di prove che confermassero che le feci appartenevano al suo gatto di proprietà, anzichè a un randagio – visto che nella zona vi erano diversi selvatici – e per l’assenza di uno specifico
divieto, nel regolamento condominiale, di tenere animali nella parti comuni, se non un generico riferimento alla disposizione di transitare con il cane tenuto al guinzaglio.

Consigliamo, concludendo, di rispettare sempre il vicinato e le diverse esigenze, rammentando che la legge è dalla parte dei nostri gatti, ma sempre nei limiti del diritto altrui.

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